21 febbraio 2026

LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA (puntata n° 1)

La storia che sto per raccontarvi è la prima di una lunga serie di storie brutte, di quelle storie che, solo a sentirle, fanno venire i brividi lungo la schiena; lo stesso giudice Guido Salvini, all'inizio del suo libro La maledizione di piazza Fontana, afferma che «questa è una storia che non vorrebbe essere scritta e che nessuno vorrebbe scrivere».
È una storia fatta di morti, di feriti e di attentatori. Ma è anche una storia fatta di depistaggi, dove alcuni “pezzi” dello Stato hanno agito, nell’ombra, proprio contro quello Stato che avrebbero dovuto servire e proteggere: questa è la storia della strage di piazza Fontana.
La nostra storia inizia il 12 dicembre 2025, di venerdì: il centro di Milano è vestito a festa perché si sta avvicinando il Natale e la città, addobbata come non mai, è un piacere per gli occhi che la guardano.
In piazza Duomo, lo stile gotico e rigoroso della cattedrale su cui veglia la “Madunìna”, contrasta coi colori sfavillanti dell'albero dei Giochi Olimpici di Milano-Cotina 2026 mentre, poco più in là, nella galleria Vittorio Emanuele II, le luminarie col logo del Comune di Milano riempiono la cupola sopra l'albero di Lenovo i cui giochi di luce regalano un’atmosfera magica degna delle migliori favole per bambini. In via Monte Napoleone e in via della Spiga le griffe del “quadrilatero della moda” attendono, nei loro atelier, la gente facoltosa mentre, poco più in là, La Rinascente di piazza Duomo è pronta per dare il via allo shopping natalizio della gente comune.
Ma lasciamo l'odierna Milano su cui stanno per accendersi i riflettori delle Olimpiadi Invernali e facciamo un salto indietro di cinquantasei anni: è il 12 dicembre 1969, sempre di venerdì, e mancano tredici giorni a Natale. La giornata è grigia, fredda e piovosa. Sono le 16:30 ed il centro di Milano è affollato dalla gente che guarda le vetrine dei negozi in cerca dei regali per i propri cari.
Al cinema Rivoli danno Un uomo da marciapiede (con Dustin Hoffman) e all’Excelsior Nell’anno del Signore (con Nino Manfredi). Al Teatro alla Scala va in scena Il Barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini.
Nei bar Haiti e Barba si servono caffè in continuazione – 50 lire il costo di una tazzina – mentre da Savini, pasticcini e torte addolciscono il palato degli avventori infreddoliti da quella grigia giornata di dicembre su cui è già calata la sera.
A pochi passi dal Duomo c’è una piccola piazza che si chiama piazza Fontana: il suo nome deriva proprio dalla fontana – la prima costruita a Milano per opera dell’architetto Giuseppe Piermarini – che si trova nel centro della grande aiuola che ne occupa quasi per intero la superficie. Di fronte all’aiuola c’è una banca che si chiama Banca Nazionale dell’Agricoltura e che si trova in un edificio solido e squadrato di tre piani, dalla forma pentagonale, situato a fianco della Curia arcivescovile. La Banca Nazionale dell’Agricoltura non è una banca qualsiasi: oltre alle normali operazioni bancarie di routine, per una concessione governativa risalente agli anni Venti, funge anche da mercato per le contrattazioni di allevatori, agricoltori e produttori di mangime. È una banca molto grande: conta quasi trecento dipendenti e proprio quel venerdì, giorno di contrattazioni, è affollata da allevatori, agricoltori e fittavoli provenienti da quasi tutta la Lombardia.
Fortunato Zinni (ex dipendente e funzionario della Banca Nazionale dell’Agricoltura): «Quel pomeriggio la banca era piena di gente. L’atmosfera era di festa, anche se la giornata era uggiosa e molto buia. Milano era addobbata ed illuminata a giorno. Contrariamente a tutte le altre banche del centro che avrebbero chiuso alle 16:30, noi avremmo continuato l’orario dello sportello fino alle 17:30 perché il venerdì era giorno di mercato. Nel salone della banca ci saranno state circa duecento persone. Io stavo dietro allo sportello numero 15 che era quello riservato alle contrattazioni ma, dovendo poi avallarle di persona, continuavo a fare la spola tra il mio posto e la sala.»
Fortunato Zinni, classe 1940, è originario di Roccascalegna, un paesino in provincia di Chieti situato sull’Appennino abruzzese. Rimasto orfano di padre – morto nel 1941, sul confine albanese, durante la Seconda Guerra mondiale – a 5 anni viene spedito in orfanotrofio dove rimarrà sino al conseguimento della maturità in ragioneria. Inizia presto a collaborare con la locale redazione del quotidiano Il Messaggero per poi passare a quella di Roma dove si trasferirà. Interrotti gli studi universitari che nel frattempo aveva intrapreso, Zinni emigra in Svizzera – a Lucerna – dove dapprima farà il muratore, poi l’operaio in una vetreria e, infine, l’impiegato in una ditta di import/export. Nel 1962 rientra in Italia e si stabilisce a Bresso, nell’hinterland di Milano. Comincia a lavorare nella filiale monzese della Banca Nazionale dell’Agricoltura per poi essere assegnato, nel 1963, alla sede principale di piazza Fontana dove diventerà pure il presidente della commissione sindacale interna. Nel 1964 si candida alle elezioni comunali di Bresso in una lista di centrosinistra e, una volta eletto, diventa dapprima consigliere e poi assessore. La carriera politica di Zinni durerà complessivamente quarantaquattro anni, culminando nel quinquennio 2008-2013, quando sarà eletto sindaco, in concomitanza del raggiungimento dell’età pensionabile.
Impiegato ormai esperto, Fortunato Zinni è “l’uomo delle contrattazioni”: all’epoca, in una realtà molto diversa da quella di oggi, le transazioni tra acquirenti e venditori si chiudevano con una stretta di mano che equivaleva ad un contratto scritto. Il signor Zinni, in qualità di mediatore, avallava la compravendita appoggiando le sue mani su quelle dei contraenti a suggello del buon esito della trattativa. Un altro metodo che i mediatori e lo stesso Zinni utilizzavano, era la cosiddetta “spaccata” con la quale il mediatore, col taglio della propria a mo’ di colpo di karate, rompeva la stretta di mano tra venditore ed acquirente.
La sala di cui parla Zinni è situata proprio al centro della banca: di forma circolare e sormontata da due grandi vetrate a cupola – i dipendenti della banca ed i clienti la chiamano “la rotonda” – ha, nel centro, un grande tavolo ottagonale. Fatto di pesante legno di mogano e circondato da numerose sedie, il tavolo viene utilizzato dai clienti per compilare le distinte di pagamento, gli assegni e discutere dei propri affari.
Tra le persone che affollano la rotonda, c’è un signore che si chiama Giovanni Arnoldi: ha 42 anni e viene da Magherno – in provincia di Pavia – dove il signor Arnoldi possiede un cinema, il cinema Nuovo. Arnoldi lo apre nel 1952, dopo essersi fatto liquidare la sua quota dell’azienda agricola di famiglia. L’attività del cinema va a gonfie vele nei primi anni ma poi, con l’avvento della televisione in diverse case del paese, gli affari cominciano a peggiorare. Avendo una famiglia sulle spalle – sua moglie Costantina ed i figli Carlo e Giuseppina – Arnoldi decide di tornare al suo vecchio lavoro di agricoltore affiancandolo alla gestione del cinema. Affitta una stalla, dei terreni e comincia pure a vendere bestiame. Essendo molto bravo, Arnoldi diventa presto anche mediatore ed è proprio in questa veste che, quel giorno, si trova lì in piazza Fontana.
Carlo Arnoldi (figlio di Giovanni Arnoldi): «Quel giorno papà voleva rimanere a casa. C’era parecchia nebbia e lui non stava bene. Avrebbe dovuto recarsi a Milano ma, proprio perché stava male, aveva rinviato i suoi appuntamenti al venerdì successivo. Verso le 15:00, però, ricevette la telefonata di un agricoltore di Lodi che doveva comprare una cascina e che necessitava urgentemente della sua presenza a Milano, in piazza Fontana. Papà, di malavoglia, si vestì e, con la sua auto, si diresse verso il capoluogo.»
Pietro Dendena ha 45 anni ed è di Lodi: anche lui fa il mediatore agricolo e quel pomeriggio, con sua moglie, è stato in provincia di Cremona ai funerali di un congiunto. Dovendo però correre a Milano per perfezionare delle trattative, affida la moglie ad uno dei parenti presenti alle esequie e se ne va. Ha fretta il signor Pietro: il giorno dopo sarà S. Lucia che, a Lodi, è quasi come fosse Natale e lui, dopo aver sbrigato le mediazioni, sarebbe corso a comprare i regali per i suoi figli Francesca e Paolo. Parcheggia vicino al palazzo di giustizia e, dopo aver consegnato le chiavi della sua vettura al parcheggiatore, si mette a correre in direzione della Banca Nazionale dell’Agricoltura.
Tra gli oltre duecento clienti che affollano il salone della banca, ci sono anche Carlo Silva e Carlo Gaiani. Il primo ha 71 anni e vive in provincia di Lodi: ex agente di commercio di una ditta di lubrificanti per macchine agricole ed ormai in pensione, il signor Silva non ha perso il vizio di recarsi al mercato del venerdì per incontrare conoscenti e vecchi amici. A casa lo aspettano la moglie e i due figli. Il secondo, invece, ha 57 anni, abita a Milano ed è il proprietario di un podere che si trova ai confini della città, vicino al Parco Forlanini. Quel giorno si trova in banca per vendere del bestiame. È molto preoccupato, il signor Gaiani: gli affari non vanno bene perché il vicino aeroporto di Linate sta continuando ad espandersi e Gaiani teme che presto, oltre alle ultime quattordici mucche che gli sono rimaste, dovrà vendere anche il podere.
Poi c’è anche un bambino che si chiama Enrico Pizzamiglio: ha 12 anni ed è in compagnia della sorella quindicenne Patrizia. Patrizia ed Enrico sono in coda ad uno degli sportelli perché i genitori, che lavorano nell’edicola che gestiscono insieme, li hanno mandati in banca per pagare una cambiale e delle bollette. Enrico non vede l’ora di uscire per andare a vedere i negozi e comprare i regali di Natale ma, per farlo, dovrà per forza aspettare in banca, insieme a sua sorella, che i genitori vadano a riprenderli una volta che avranno chiuso l’edicola.
Infine, c’è un uomo: è uno come tanti, uno che nessuno nota e che fa di tutto per non farsi notare. Dopo essere entrato in banca, va verso la rotonda e si dirige al tavolo ottagonale. Le sedie sono tutte occupate dai clienti che stanno compilando, scrivendo, chiacchierando tra di loro mentre mostrano, gli uni agli altri, i regali che hanno acquistato per i propri cari. Non appena una delle sedie si libera, l’uomo la occupa. Tra le mani regge una borsa di pelle nera, molto bella ed elegante, con la fibbia di metallo: è una Mosbach-Gruber, utilizzata soprattutto dai medici e dai giuristi.
L’uomo, facendo finta di niente e cercando di avere un atteggiamento il più naturale possibile, poggia la borsa a terra e la spinge sotto al tavolo ottagonale. Attende qualche minuto e poi, sempre senza farsi notare, si alza e se ne va. La borsa nera, invece, rimane sotto al tavolo, esattamente nel punto in cui l’uomo l’ha posizionata.
È proprio in quel momento che entra in banca, di corsa e tutto trafelato, il signor Pietro Dendena. Uno degli agricoltori – suo amico – lo vede e gli cede il suo posto al tavolo ottagonale. Mentre Dendena, sedendosi, cerca il taccuino delle mediazioni all’interno della giacca, avverte un odore strano. E difatti lo dice all’amico che gli ha lasciato la sedia: «Sento un odore strano. Un odore di bruciato.»

Vista dall'alto dell'ex Banca Nazionale dell'Agricoltura: nell'immagine si vede la forma pentagonale dell'edificio (Google Maps)

Immagine della fontana dell'architetto Giuseppe Piermarini al centro di piazza Fontana. Dietro gli alberi, si scorge l'ex Banca Nazionale dell'Agricoltura (Internet)

Facciata esterna dell'ex Banca Nazionale dell'Agricoltura - oggi filiale della banca Monte dei Paschi di Siena - vista da piazza Fontana (Google Maps)

Vista dell'interno dell'ex Banca Nazionale dell'Agricoltura di piazza Fontana: nonostante i cambiamenti importanti dovuti alle ristrutturazioni dei giorni nostri, è ancora evidente lo stile architettonico della "rotonda" con le sue vetrate a cupola (Internet)

Al centro della rotonda c'è ancora un tavolo a diposizione dei clienti della banca; quello di oggi è circolare col pianale in cristallo, molto diverso da quello fatto di mogano che c'era nel 1969 (Internet)

Un'immagine di un giovanissimo Fortunato Zinni - "l'uomo delle contrattazioni" - scattata negli anni Sessanta (Internet)

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