Ora
cambiamo scena: usciamo dalla rotonda della Banca Nazionale dell’Agricoltura e
spostiamoci più avanti, tra via Beccaria e piazza San Babila.
Il
centro del capoluogo lombardo è illuminato a festa: le luci delle vetrine dei
negozi e delle luminarie si riflettono sulle gocce di pioggia che bagnano le
automobili. Fa molto freddo ma, come abbiamo visto, per strada c’è moltissima
gente che gira per i negozi oppure, dentro i bar, che sorseggia un caffè o beve
il primo aperitivo della serata. Agli angoli delle strade ci sono i venditori
di caldarroste mentre, sotto i portici, gli zampognari allietano i passanti con
le loro musiche natalizie.
È
tutto perfetto, quasi magico: i tumulti di quel periodo – tutto il 1968 e buona
parte del 1969 – sembrano appartenere ad un’epoca remota e, in quel 12
dicembre, tutto ciò che è stato non importa più a nessuno. Il giornalista e
scrittore Daniele Biacchessi, descrivendo quei giorni, dirà: «Tutti noi
italiani ci sentivamo felici, immortali, allegri, innocenti.»
Nel
punto in cui ci siamo spostati, all’improvviso appare un’immagine che stride totalmente
con l’atmosfera natalizia che abbiamo appena descritto: l’immagine è quella di
un uomo che corre disperatamente. Ha le braccia alzate sopra la testa ed urla
come un pazzo. Ha i vestiti tutti bruciacchiati ed è ferito: il sangue gli
copre entrambe le mani e buona parte del volto perché ha un taglio profondo
sulla testa. La gente che lo incontra cerca di calmarlo ma non ci riesce. L’uomo
pronuncia frasi sconnesse ed è visibilmente sotto shock. Ma anche se fatica ad
esprimersi e a farsi capire, con la mano sporca di sangue continua ad indicare
un punto preciso in fondo a via Beccaria: lì c’è piazza Fontana.
Cos’è
successo in piazza Fontana?
Fortunato
Zinni (ex dipendente e funzionario della Banca Nazionale dell’Agricoltura): «Mi
trovavo al mio posto di lavoro, allo sportello 15, presso cui avevo fatto
ritorno dopo aver regolarizzato una contrattazione tra i signori Paolo Gerli e
Gerolamo Papetti. Poco dopo le 16:30 fui chiamato al piano rialzato perché era
richiesta la mia presenza: all’epoca ero anche il presidente della commissione sindacale della
banca e dovevo firmare un accordo a cui avevamo lavorato nelle settimane
precedenti. Mi spostai, quindi, da dietro il bancone per andare di sopra. Una
volta giunto nell’ufficio dov’ero atteso, mi resi conto di non aver dato, né a
Gerli e né a Papetti, la ricevuta della transazione che avevano appena concluso.
Mi avvicinai ad una delle finestre e la aprii per chiamarli. Ma siccome di
sotto, nella rotonda, c’era troppo chiasso e i due non mi sentivano, richiusi
la finestra appoggiandomici con la schiena.»
Per
recarsi al piano rialzato, il signor Zinni deve attraversare il salone delle
contrattazioni. Lì ci sono il signor Silva che parla coi suoi vecchi amici ed
il signor Gaiani che deve vendere le sue mucche. Ci sono il signor Arnoldi, che
deve mediare sulla compravendita della cascina di Lodi, ed il signor Dendena
che, al tavolo ottagonale, non riesce a capire da dove provenga quello strano
odore di bruciato che sente da quando si è seduto. Ci sono poi Patrizia ed
Enrico che, in coda allo sportello, attendono il loro turno per pagare la
cambiale e le bollette che i genitori hanno affidato loro. Chiunque veda il
signor Zinni passare, lo ferma per un consiglio, per una domanda, o perché ha
bisogno della sua presenza per concludere una transazione.
Tutto
sembra procedere come in ogni venerdì di mercato, con la Banca Nazionale dell’Agricoltura
che diventa il centro di tutte le contrattazioni agricole della Lombardia.
Fortunato
Zinni (ex dipendente e funzionario della Banca Nazionale dell’Agricoltura):
«Stavo parlando coi miei colleghi in merito all’accordo sindacale che stavamo per siglare quando, alle
16:37, ci fu un botto colossale. Mi ritrovai a terra, disteso, circa cinque
metri più avanti rispetto alla finestra alla quale ero appoggiato. Ricordo che
ero totalmente disorientato e non capivo cosa fosse accaduto… Non vedevo niente
perché era tutto buio.»
Che
cosa è successo nella Banca Nazionale dell’Agricoltura di piazza Fontana?
È
successo che, nel centro della rotonda, proprio sotto al tavolo ottagonale, si
è verificata una tremenda esplosione. La fiammata è dapprima andata giù,
scavando un buco di circa un metro di diametro sul pavimento, e poi è andata
su, investendo chi si trovava nelle immediate vicinanze come il signor Dendena.
L’onda d’urto ad altissimo potenziale ha distrutto completamente il tavolo
ottagonale, le vetrate degli sportelli, quelle del piano rialzato e quelle a
cupola sopra la rotonda, finendo per scaricarsi quasi completamente sul lato
sinistro del salone della banca. Pezzi di muro, frammenti di legno e di vetro, macchine
da scrivere, timbri e penne vengono scagliati tutt’intorno come fossero
proiettili che feriscono, dilaniano, lacerano ed uccidono ogni persona che
incontrano sulla loro traiettoria. Vanno in frantumi pure le vetrate esterne
della banca: la violenza dell’esplosione è così elevata che molti frammenti
arrivano fino al vicino ristorante L’Angelo e nei palazzi vicini. Non solo: diverse
persone che si trovavano vicino all’entrata dell’istituto di credito vengono addirittura
sbalzate all’esterno, in mezzo alla strada, come accade nei film d’azione.
Fortunato
Zinni (ex dipendente e funzionario della Banca Nazionale dell’Agricoltura): «Cercai
di rialzarmi in piedi pur rendendomi conto di essere completamente frastornato.
Molti colleghi, anch’essi feriti, correvano verso l’esterno della banca per
mettersi in salvo. La stessa cosa la facevano i clienti… C’era una confusione
estrema e, quando mi rimisi in piedi, ridiscesi al piano inferiore. Quando giunsi
nel salone, ricordo che sentii squillare i telefoni che si trovavano sul
bancone. Afferrai una delle cornette e, dall’altro capo del telefono, un
poliziotto del centralino della Questura di Milano mi chiese subito cosa fosse
successo perché, da loro, era scattato l’allarme che identificava la nostra
banca. Io risposi che c’era stato un boato forte ma che non sapevo nulla di
più. Il poliziotto, rimanendo in linea, mi chiese di verificare e di fargli il
resoconto di cosa vedessi. La scena che avevo davanti era agghiacciante: c’erano
distruzione e devastazione ovunque. Le urla delle persone ferite si mescolavano
all’odore acre di bruciato. C’era un buco sul pavimento e, al suo fianco, una
sedia rimasta miracolosamente intatta. Ad un tratto un signore mi prese per i
pantaloni chiamandomi per nome. Era in un lago di sangue ed aveva una gamba troncata
di netto… Mi implorava di aiutarlo ma io non sapevo cosa fare. Mi inginocchiai iniziando
a piangere e tremare…»
L’esplosione
uccide il signor Pietro Dendena ma anche i signori Carlo Gaiani e Giovanni
Arnoldi. Muoiono Carlo Silva, i signori Gerolamo Papetti, Paolo Gerli ed altre otto
persone. Patrizia ed Enrico riescono a salvarsi ma rimangono gravemente feriti:
Patrizia riporterà ustioni gravi in buona parte del corpo mentre Enrico,
investito dall’esplosione in modo più importante, oltre alle ustioni perderà
parte del piede sinistro e tre dita del piede destro.
I
primi soccorsi si materializzano nella persona di Michele Priore: è un allievo
sottufficiale di Pubblica Sicurezza che, al momento dello scoppio, si trova
sull’autobus della linea N che passa da piazza Fontana transitando dinanzi alla
Banca Nazionale dell’Agricoltura.
Insieme
al resto dei passeggeri vede il bagliore dell’esplosione e la sente anche:
l’autobus, investito dall’onda d’urto, traballa mentre continua a muoversi
lentamente davanti alla banca semidistrutta. Priore non crede ai suoi occhi ma
poi, ripresosi dallo shock, attraversa il pullman in direzione del conducente a
cui ordina di fermarsi. L’autista dell’ATM, anch’esso scosso dalla scena cui
aveva appena assistito, ferma il mezzo e Priore, di corsa, si precipita verso
la Banca Nazionale dell’Agricoltura.
Il
poliziotto dapprima vede i superstiti che, feriti ed ustionati, escono
dall’istituto di credito barcollando come fossero degli zombie. Ma è quando
entra nella banca che non crede ai suoi occhi: un uomo senza un braccio è in
piedi dinanzi a lui e gli si avvicina implorandolo di aiutarlo ma, nel momento
in cui Priore si riprende e fa per afferrarlo, l’uomo cade a terra svenuto. Dentro
alla rotonda è un inferno: sul pavimento, tre persone strisciano per
allontanarsi. Il sottufficiale riesce a distinguere chiaramente solo una donna
perché le altre due sono talmente ustionate da essere irriconoscibili.
L’aria
è irrespirabile perché l’odore di bruciato – misto a quello del sangue e della
carne umana carbonizzata – soffoca ogni respiro. Ma Priore, pur volendo
scappare via da quel girone dantesco, rimane per prestare soccorso a tutti
coloro che ne hanno un disperato bisogno. Vede il buco che, nel centro della
sala, è circondato da frammenti di legno, pezzi di corpi umani, organi interni
e materia cerebrale. Sotto un mucchio di macerie, di detriti, e di corpi
dilaniati, Michele Priore vede una mano che si muove: quando l’allievo
sottufficiale l’afferra, convinto che appartenga ad un superstite, si rende
conto che si tratta di un braccio staccato di netto.
Michele
Priore non è il solo che tenta di dare una mano agli sventurati che, alle 16:37
del 12 dicembre 1969, si trovavano dentro alla Banca Nazionale dell’Agricoltura;
c’è anche don Corrado Fioravanti – l’allora parroco di Cinisello Balsamo – che
si trovava lì per depositare i proventi di una cooperativa che gestiva una
fabbrica di aceto che lo stesso parroco aveva contribuito a far nascere.
Don
Corrado si salva solamente perché, al momento esatto dell’esplosione, si trova dietro una delle colonne della rotonda che gli ha fatto da scudo. Anche lui,
come Priore, non crede a ciò che i suoi occhi stanno vedendo: gente letteralmente
a pezzi, senza arti o con intere parti del corpo liquefatte dal calore dell’esplosione,
che grida, urla e si lamenta per il dolore delle ferite riportate.
Don
Corrado Fioravanti (ex parroco di Cinisello Balsamo): «Una scena apocalittica,
da inferno sulla terra. Mi è venuta incontro una ragazza senza un braccio. Con
l’altro mi ha tirato la tonaca implorandomi di aiutarla. Anche altri mi hanno
tirato la veste. Uno gridava di non sentire più la gamba… Ed era vero perché la
gamba non l’aveva più. Ma c’era anche chi, oltre ad essere rimasto senza una
gamba, aveva perso anche un braccio: così, atrocemente mutilata, giaceva a
terra una ragazza. E poi altre voci che mi chiedevano di toglier loro di dosso
pezzi di tavolo, sedie, macerie. Io toglievo… E più toglievo, più trovavo gente
mutilata o quasi sciolta o che ancora bruciava rotolandosi a terra in fiamme.
Uno scempio… Uno scempio… Ho pregato per tutti loro: per quelle maschere di
sangue, per quei ventri squarciati e per quei poveri brandelli di sangue. Ho dato
a tutti l’assoluzione e la benedizione di Dio.»
Il
bilancio dell’esplosione di piazza Fontana è spaventoso, il più alto mai
registrato in Italia in tempo di pace: i morti sul colpo sono dodici.
Diventeranno tredici il mattino dopo e sedici nei giorni successivi. La
diciassettesima vittima giungerà all’appello addirittura quattordici anni più
tardi – nel 1983 – a causa di un’infezione aggravata dalle ferite riportate in
piazza Fontana. I feriti, invece, annoverati tra gli impiegati della banca, i
clienti ed i passanti, sono ottantasei.
Diciassette morti ed
ottantasei feriti: una strage.
L'esterno della Banca Nazionale dell'Agricoltura, affollato di gente, dopo l'esplosione delle 16:37 del 12 dicembre 1969 (Archivio De Bellis - Fotogramma)
L'esterno della Banca Nazionale dell'Agricoltura, affollato di gente, dopo l'esplosione delle 16:37 del 12 dicembre 1969 (Internet)
Immagine della "rotonda", devastata dall'esplosione delle 16:37 del 12 dicembre 1969, ripresa dall'interno degli uffici (Archivio De Bellis - Fotogramma)
Altra immagine, ripresa dall'alto, della "rotonda" dopo l'esplosione (Internet)
Poliziotti, inquirenti e Vigili del Fuoco all'interno del salone della Banca Nazionale dell'Agricoltura dopo l'esplosione (Internet)
Poliziotti, inquirenti e Vigili del Fuoco all'interno del salone della Banca Nazionale dell'Agricoltura dopo l'esplosione (Internet)
Un'altra veduta della "rotonda" totalmente devastata dalla potenza dell'esplosione (Archivio De Bellis - Fotogramma)
L'interno della Banca Nazionale dell'Agricoltura dopo l'esplosione (Archivio De Bellis - Fotogramma)
L'interno della Banca Nazionale dell'Agricoltura dopo l'esplosione (Archivio De Bellis - Fotogramma)
L'interno della Banca Nazionale dell'Agricoltura dopo l'esplosione (Archivio De Bellis - Fotogramma)
Due poliziotti increduli all'inferno della sala delle contrattazioni della Banca Nazionale dell'Agricoltura (Archivio De Bellis - Fotogramma)
Un altro poliziotto nei pressi del buco sul pavimento che rappresenta il punto esatto in cui c'è stata l'esplosione. Da notare la sedia, rimasta intatta, della quale parla Fortunato Zinni nella sua testimonianza (Internet)
Un superstite mentre esce, con un'evidente fasciatura sulla testa, dalla Banca Nazionale dell'Agricoltura (Archivio De Bellis - Fotogramma)






















